Cubbit la start up per il cloud distribuito sostenibile

A Bologna è nata una Start up che vuole usare gli elettrodomestici per farli diventare i nuovi contenitori per i nostri dati.

Infatti gli elettrodomestici che abbiamo in casa, come il frigorifero o la televisione, hanno una grande parte di memoria non utilizzata, possono quindi arrivare ad ospitare centinaia di gigabyte.

La start up bolognese Cubbit vuole quindi sfruttare questo spazio per creare una rete di cloud storage distribuito.

Cubbit è nata nel 2016 e inizialmente si è rivolta al mercato consumer, ora, invece, vuole provare a cambiare segmento rivolgendosi alle aziende. Ad oggi è riuscita a coinvolgere 40 aziende, tutte italiane provenienti da settori differenti, dalla PA, alla meccanica. Il fatturato della start up nel 2021 è stato di circa un milione di euro e l’anno scorso ha concluso un round di finanziamento da sette milioni. Cubbit ha già attivi quattromila nodi B2C distribuiti in diversi paesi, il 50% delle vendite realizzate in Europa, il 35% in America e il 15% nel resto del mondo.

Per il 2022 si aspetta una crescita notevole, sarà l’anno in cui il mercato sarà effettivamente pronto ad accettare la tecnologa del cloud distribuito.

Cos’è il cloud distribuito?

Quando parliamo di cloud distribuito, ci riferiamo ad uno spazio di archiviazione decentralizzato, differente rispetto a quello del Nas o dei data center. Si pensa che possa essere il sistema di archiviazione del futuro proprio grazie alla bassa latenza consentita dai nodi locali e grazie alla velocità di trasferimento dati che abbiamo utilizzando la fibra.

Questo sistema di cloud distribuito sarebbe anche un giusta risposta al problema del clima. Infatti i data center di oggi utilizzano solo tra il 6% e il 12% di energia per operazioni di calcolo, tutta la restante energia serve per rispondere con prontezza alle richieste degli utenti.

Sul sito di Cubbit si legge:

“L’infrastruttura di Cubbit ruota intorno a tre attori: l’utente, lo Swarm e il coordinator. (…) Questi tre componenti interagiscono per consentire un cloud storage sicuro e privato all’interno di un’architettura zero- knowledge, garantendo che nessuno nel sistema, nemmeno il coordinator, possa accedere ai dati degli utenti.”

Secondo Cubbit:

Sarà possibile impiegare lo spazio di archiviazione presente su qualsiasi dispositivo che abbia Cpu, connessione ad internet e storage. Anche elettrodomestici, router 5G e server”. 

Insomma un futuro più sicuro, più veloce e più rispettoso dell’ambiente.

Vincenzo Maruccio è un avvocato che si occupa di diritto aziendale e di pratiche di esdebitazione, lavora a Roma e a Milano dove, nei suoi studi, collabora con diversi professionisti esperti. Vincenzo Maruccio qui vuole raccogliere notizie legate a diversi settori come economia, clima, start up e finanza.