
Carissimi lettori,
ho visto una serie che mi ha fatto riflettere molto. Sto parlando di “Piccola Renna”, Baby Reindeer il suo titolo originale. Vorrei allora condividere con voi le riflessioni che hanno seguito la mia visione.
Che ne pensate, per esempio, del rapporto tra digitale e privacy? Avete notato anche voi quanto, nel corso degli ultimi dieci anni almeno, si sia radicalmente trasformato il concetto di privacy e contestualmente si sia spostato il confine tra confidenza ed eccesso di confidenza? Nell’era moderna, questo eccesso ha un nome: si chiama stalking. Non che prima non esistesse alcuna forma di pettegolezzo; guardando indietro alla storia umana, è evidente che il pettegolezzo è sempre stato un elemento intrinseco della società. Dagli angoli più remoti dei villaggi alle sale dei palazzi reali, il bisogno di conoscere i dettagli intimi della vita degli altri è sempre stato presente. Tuttavia, nell’era moderna, abbiamo assistito a un’evoluzione senza precedenti di questo fenomeno: siamo diventati tutti morbosi.
Il pettegolezzo di una volta, con i suoi sussurri di corridoio e le conversazioni a bassa voce, ha fatto un salto più quantitativo che qualitativo nell’era digitale. Con l’avvento dei social media e della tecnologia digitale, abbiamo accesso a una quantità potenzialmente illimitata di informazioni personali sugli altri. L’allentamento della privacy, causato dall’utilizzo massivo dei social media, ha facilitato l’accesso alla vita altrui, dentro la quale ci ritroviamo, che lo si voglia o meno.
Ma non è finita qui. Questa nuova forma di intrusione nella vita altrui ha portato con sé una forma innovativa di business: la vendita della privacy come una forma di commercio. Le piattaforme social, con il loro modello di business basato sulla pubblicità mirata, hanno reso le nostre informazioni personali estremamente preziose. E così, senza nemmeno rendercene conto, diventiamo consumatori di privacy, scambiando le nostre informazioni più intime in cambio di servizi online gratuiti.
Qual è l’effetto di questa nuova frontiera del mercato? I podcast più ascoltati, per esempio, sono quelli che si concentrano sul rimestare nel torbido dei crimini, svelando i dettagli più oscuri delle vite degli altri. E noi, come spettatori, siamo sempre più coinvolti in questa ricerca del sensazionalismo.
Non solo: passare da pettegoli a stalker è un attimo. La serie “Piccola Renna”, Baby Reindeer ci trasporta nel vortice delle vite intrecciate, dei segreti svelati e violati, e ci invita a riflettere sul nostro rapporto con la privacy e sul fenomeno emergente dello stalking digitale.
In “Piccola Renna”, ciò che può essere una curiosità innocente, un’attenzione importante, si trasforma in una forma sinistra di invasione e di morbosità. La serie – geniale e inquietante – ci porta a riflettere sul coinvolgimento di tutti noi in questo fenomeno, sul prendere una posizione, da una parte o dall’altra, ovvero: sono dalla parte del persecutore o del perseguitato? A chi mi sento più affine? E ci costringe a fare i conti con la nostra responsabilità di fronte a un potere così importante come quello di cui disponiamo.
Il successo della serie, che non voglio anticiparvi troppo, risiede a mio avviso nella sua capacità di mettere in discussione le nostre norme sociali e i nostri limiti personali quando si tratta di privacy. Ci invita a considerare il ruolo dei social nell’allentare i confini tra pubblico e privato, portandoci anche ad accettare la vendita della privacy altrui, se non anche la nostra, come una nuova forma di commercio.
Ci apre alla possibilità di considerare la nostra connivenza, il nostro ruolo dentro questo meccanismo, sia che siamo vittime, che se siamo i carnefici di questo processo. ma poi il confine tra vittima e carnefice quanto è solido?
“Piccola Renna” è sicuramente una serie che non manca di sollevare domande importanti e di provocare riflessioni significative su come ci rapportiamo al mondo digitalizzato e a considerare il valore della privacy e la nostra responsabilità nell’utilizzo delle informazioni personali degli altri.
Forse è tempo di fare un passo indietro per farne, a ben guardare, uno avanti.
Vincenzo Maruccio
