Dopo gli altri grandi della Sylicon Valley, anche Facebook ha lanciato gli occhiali iperconnessi. Realizzati in collaborazione con Luxottica che ha rivisitato 3 modelli di Ray-Ban donandogli un cuore hi-tech.
Il grosso del lavoro quindi è stato quello svolto da Luxottica, ma anche Facebook ha fatto la sua parte.
Infatti Facbook ha fornito il processore Qualcomm Snapdragon, due speaker, un microfono, la connessione bluetooth e l’assistente vocale. Tutti questi accessori sono stati inseriti nella montatura dell’occhiale. Questi occhiali smart consentono a chi li indossa di fare foto e video, senza più bisogno di avere il cellulare a portata di mano e inoltre permettono di condividerli velocemente online. Ma non solo, puoi scrollare i brani sulle app musicali preferite o rispondere/chiamare al telefono.
Questa alleanza è la forza del prodotto, un oggetto di culto oggi super tecnologico che si rivolge ad un target giovane e social. Un nuovo tentativo che sembra già aver raggiunto più risultati dei presenti flop, come i Google glass e Spectacles by Snapchat.

Ma la privacy?
Quando arrivano su mercato prodotti del genere che coinvolgono l’utilizzo dei dati si sollevano sempre delle discussioni. Come verranno utilizzati i dati che il sistema acquisisce? Anche perché i dati che vengono accolti dall’utilizzo di questi occhiali non rimangono solo in mano all’utente, ma possono finire sui social e su internet. Il Garante Privacy ha quindi chiesto informazioni in merito al trattamento dati.
Sul sito del Garante della Privacy si legge:
Smart glasses: Garante Privacy chiede informazioni a Facebook
In riferimento agli smart glasses dotati della funzionalità “Facebook View”, il Garante per la protezione dei dati personali ha chiesto all’Autorità Garante irlandese (DPC- Data Protection Commission) di sollecitare FB affinché risponda ad una serie di quesiti prima della commercializzazione degli occhiali sul mercato italiano.
L’Autorità italiana si era infatti già attivata nei giorni scorsi presso l’omologo irlandese ponendo una serie di questioni che integravano quelle già oggetto delle interlocuzioni avvenute tra la DPC e il social media.
Il Garante italiano intende acquisire elementi ai fini di una valutazione della effettiva corrispondenza del dispositivo alle norme sulla privacy.
L’Autorità ha chiesto, in particolare, di conoscere la base giuridica in relazione alla quale Facebook tratta i dati personali; le misure messe in atto per tutelare le persone occasionalmente riprese, in particolare i minori; gli eventuali sistemi adottati per anonimizzare i dati raccolti; le caratteristiche dell’assistente vocale collegato agli occhiali.
Vincenzo Maruccio è avvocato, iscritto all’Albo degli Avvocati di Roma dal 2005. Opera nel foro romano dove svolge la libero-professionale di avvocato presso il suo studio legale a Roma. Lo studio dell’Avvocato Vincenzo Maruccio è abilitato al patrocinio presso la Magistrature Superiore, si avvale continuamente di collaboratori e professionisti esperti in pratiche giuridiche nel diritto commerciale-societario, nell’ambito imprenditoriale nazionale e internazionale.
