Nel Regno Unito l’uso scorretto dei social può essere punito anche con il carcere, basta un tweet.
Anche se sembra eccessivo è così. È stato fortunato Joseph Kelly, un 36enne di Glasgow che è stato condannato a prestare 150 ore di servizi sociali per un tweet. Il giovane inglese è stato infatti ritenuto colpevole di aver pubblicato un tweet offensivo nei confronti di Sir Tom Moore, un ufficiale dell’esercito britannico centenario molto amato in Inghilterra. Sir Tom Moore è stato molto apprezzato all’inizio della pandemia per aver raccolto fondi a sostegno del servizio sanitario inglese. L’anziano Sir è venuto a mancare a febbraio del 2021 e poco dopo Kelly ha pubblicato sul proprio profilo Twitter un commento con parole molto irrispettose verso l’ex militare. La cosa non è stata gradita da molti utenti del canale social, che si sono indignati. Poco dopo Kelly si è accorto di aver esagerato e ha eliminato il post.
A poco è valsa l’eliminazione del post poiché secondo le leggi del Regno Unito la pubblicazione sui social media di messaggi oltraggiosi rientra tra i reati penali. Infatti lo scorso gennaio Kelly è stato giudicato colpevole, ed è stato condannato a 18 mesi con la condizionale. Kelly aveva portato alcune attenuanti al suo gesto:
- la brevità del tempo in cui il post è stato visibile
- il ridotto seguito di follower,
- il suo stato di ubriachezza
Il suo avvocato Tony Callahan ha dichiarato: “Sa di aver sbagliato, si è pentito subito dopo e non aveva previsto quello che sarebbe successo”, purtroppo nonostante le attenuanti, le conseguenze sono state comunque pesanti.
Questo non è certo l’ultimo caso del genere, infatti nel Regno Unito centinaia di cittadini britannici sono stati ritenuti colpevoli per aver rivolto attacchi contro sportivi, celebrità, giornalisti e politici attraverso i social, sia con post che con tweet. Secondo i rappresentati della giustizia regole così stringenti e punizioni così pesanti servono per educare, servono come deterrente per chi utilizza i canali social per diffamare e insultare. I pesi e le misure per questi reati sono inseriti nella sezione 127 del Communications Act che inizalmente riguardava solo gli insulti via telefono, poi allargato anche al mondo dei social e delle piattaforme digitali.
Non è così dappertutto. In Australia ad esempio sta per essere discussa in Parlamento una proposta di legge che impone ai proprietari dei social network di consegnare alle autorità i dati dei troll o di chi rilascia commenti offensivi. In caso in cui i proprietari dei social network non vogliano condividere la privacy di questi utenti rischieranno di essere incriminati e sanzionati per diffamazione.

Nel suo blog personale, l’avvocato Vincenzo Maruccio, raccoglie le notizie legate a suoi interessi, come l’ambiente, l’economia, la finanza e la tecnologia. L’avvocato Vincenzo Maruccio opera la libera professione nel foro romano, nel suo studio a Roma, dove collabora con esperti professionisti.
